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Citazione del giorno
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Ogni bicicletta sulla strada è un atto di coraggio. In sostanza significa: sì rischio la pelle, ma sono qui come un fragile vessillo piantato simbolicamente su un territorio invaso dalla barbara automobile, fino alla sua liberazione totale e senza condizioni. E quindi fino alla scomparsa del pericolo stesso.
-- Didier Tronchet
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Questa è la Categoria: Cicloruzione Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questa Categoria.
Cicloruzione
L'articolo uscito ieri sul quotidiano il Domani di Bologna porta la firma di Cristina Rosati che per questo sito cura la corrispondenza da Parigi. Come sapete la rubrica si intitola Cicloruzione e questa volta ospita la recensione di un libro uscito in Francia di recente. Si tratta di “Éloge de la bicyclette” di Marc Augé pubblicato da Payot & Rivages. Un mondo in cui si mangiano le castagne in autunno e le ciliegie in primavera, dove le strade sono per le biciclette e i marciapiedi per i pedoni, in cui le macchine possono circolare con un permesso speciale e solo in strade prestabilite: il trionfo dell’utopia e il sogno di un mondo ideale. Tutto questo è condensato in una decina di pagine in “ Éloge de la bicyclette” dell’etnologo Marc Augé, ma per le restanti ottanta facciate di questo libro corto e asciutto la fantasia irreale assume corpo e sostanza. L’approdo all’utopia finale non è scontato e implica un vero mutamento di prospettiva: riappropriarsi del proprio corpo, misurarsi con le proprie capacità, vincere la passività della vita globalizzata e sentirsi liberi di muoversi. Il mezzo di questa rivoluzione non ancora compiuta è proprio la bicicletta, strumento a cui veniamo introdotti fin da bambini e a cui spesso sono legati i primi ricordi dell’infanzia.
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Per la serie Cicloruzione, il consueto articolo quindicinale dedicato alla mobilità in bicicletta, ecco questa volta un interessante intervento di Martino Caranti che oltre ad essere il Presidente del Monte Sole Bike Group - Fiab Bologna, è anche un ingegnere chimico. Qui di seguito ci spiega perchè andare in bicicletta ci fa respirare meno inquinanti rispetto ad altri mezzi di trasporto. L'articolo è uscito ieri sul quotidiano il Domani di Bologna. Come sempre, a beneficio di chi ci segue da fuori Bologna, lo riproponiamo.
E’ opinione diffusa, soprattutto tra i non-ciclisti, che andare a lavorare (o a scuola) in bicicletta nel traffico urbano sia estremamente dannoso e che meglio sarebbe prendere l’auto (o un altro mezzo) per compiere lo stesso tragitto. Sono disponibili, troppo spesso taciuti, molti dati in letteratura scientifica (continuamente confermati dagli studi più recenti) per arrivare a concludere che:
1) Negli abitacoli delle autovetture gli inquinanti si concentrano (cioè un autista respira più inquinanti di quanti ci dicano le centraline fisse).
2) Un ciclista respira meno inquinanti di un automobilista, anche considerando un’eventuale iperventilazione da sforzo.
3) La bicicletta di un adulto è il mezzo più sano per accompagnare un bambino a scuola.
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Come sempre, a beneficio di chi ci segue da fuori Bologna, vi riproniamo qui l'articolo uscito ieri sul quotidiano il Domani di Bologna. La rubrica quindicinale dedicata alla mobilità in bicicletta la conoscete, si chiama Cicloruzione e questa volta ospita un eccellente articolo di Edoardo Galatola, responsabile Sicurezza stradale della Fiab.
Il tema della sicurezza della circolazione (che ovviamente non riguarda solo la mobilità ciclistica) è particolarmente trascurato a livello istituzionale. Molte persone affermano di non utilizzare quotidianamente la bici perché hanno paura. O di utilizzarla con un persistente senso d'inquietudine, di insicurezza. E i dati oggettivi d'incidentalità, purtroppo, non fanno che confermare ciò che, a livello di percezione soggettiva, è considerato come un fatto acquisito. Si manifesta, in altre parole, una correlazione diretta tra il livello di diffusione (spostamenti in bici su spostamenti totali = composizione modale) ed il livello di sicurezza (vittime per spostamenti = morti per utente*km). Questa correlazione può essere interpretata in due modi, non alternativi tra loro:
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Ritorna sul quotidiano il Domani di Bologna Cicloruzione la rubrica quindicinale dedicata alla mobilità in bicicletta. Questa è la volta del Centro Antartide di Bologna che da anni promuove, tra le altre cose, la mobilità dolce e la sicurezza stradale. L'articolo è firmato da Francesco Bedussi e Giampiero Mucciaccio che di Antartide è il direttore. Come sempre vi riproniamo qui l'articolo, anche a beneficio di chi ci segue da fuori Bologna.
“La bicicletta è il veicolo più rapido nella via della delinquenza; perché la passione del pedale trascina al furto e alla grassazione”. Così scriveva Lombroso all’inizio del ‘900 confermando ancora una volta la propria abilità nel giungere a considerazioni errate partendo da premesse verosimili. Qualcosa di vero infatti nell’affermazione dello “scienziato” c’è. Ad oltre un secolo di distanza la bicicletta si conferma come il veicolo più rapido per gli spostamenti a corto e medio raggio, come quelli urbani. E ad oltre un secolo di distanza il pedale continua ad attirare la passione di tantissime persone, anche se la maggior parte pensa la bicicletta come un sport, da vedere in televisione o praticare la domenica, piuttosto che come un mezzo di locomozione ad uso quotidiano. Ma la convinzione di Lombroso è vera anche in un senso più profondo.
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Prosegue oggi sul quotidiano il Domani di Bologna Cicloruzione la rubrica quindicinale dedicata alla mobilità in bicicletta. Dopo La rivoluzione si fa in bici di Vittorio Marletto interviene Rodolfo Lewanski per raccontarci l'impegno annuale della Consulta della bicicletta di Bologna volto a realizzare il consueto Libro Bianco sulla mobilità su deu ruote non motorizzate. Come sempre vi riproniamo qui l'articolo, anche a beneficio di chi ci segue da fuori Bologna.
In questi giorni potrebbe capitarvi di vedere una persona che, in sella a una bici, si ferma su una pista ciclabile, dà un’occhiata attenta alla pista, e poi compila una scheda dove segna lo stato del fondo stradale, e della segnaletica orizzontale e verticale, nonché la eventuale presenza di ostacoli (pali, cassonetti, veicoli in sosta, pedoni che camminano sulle piste, rami bassi, cantieri, interruzioni, ecc.) e magari scatta anche una foto. Succede ormai da 5 anni a Bologna, sempre fra maggio e giugno, il periodo in cui molta gente (anzi, un numero crescente di persone) si sposta in bici, incoraggiata dal clima favorevole.
Ma facciamo un passo indietro.
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Su il Domani di Bologna in edicola oggi c'è un articolo firmato da me sulla mobilità ciclistica. Si tratta di una serie di considerazioni in gran parte maturate su questo sito e stimolate dagli utenti più assidui che considero di fatto coautori di una "riflessione collettiva". A beneficio innanzitutto di chi non è di Bologna e quindi impossibilitato ad acquistare il quotidiano ecco qui di seguito l'articolo.
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Tra le città gemellate con Bologna c'è anche Portland. Per chi non lo sapesse questa bella città dell'Oregon, negli Stati Uniti, ha una diffusione della bicicletta che è tra le più alte del mondo. Infatti, stando a una speciale classifica stilata dal tour operator Virgin Vacations qualche tempo fa, Portland era seconda solo ad Amsterdam. Quella classifica, ovviamente, non contempla Bologna, ma neppure una sola città italiana, visto che il nostro Paese in quanto a mobilità ciclabile è ancora all'età della pietra. Perché?
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