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Citazione del giorno
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La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti.
-- Albert Einstein
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Questa è la Categoria: Lettere da Parigi Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questa Categoria.
Lettere da Parigi
E' la prima volta che il popolo francese della bicicletta si riunisce a Parigi per una quattro giorni di festa, concerti, pic nic e, ovviamente, critical mass.
L'idea di lanciare il primo rendez vous universelle nella capitale è partita dall'associazione Velorution con sedi in tutta la Francia.
Per quattro giorni, circa trecento persone, accompagnate da trecento vélos, si sono date appuntamento nei punti più disparati della città, dal primo al quattro luglio.
Sabato è stata la giornata centrale, con una partecipazione che ha visto sfilare circa settecento biciclette, un record per una città come Parigi. La « masse critique universelle » si è distesa lungo le strade della città fino all'approdo non dichiarato all'inizio, ma scontato: la Tour Eiffel. Alle due del pomeriggio di sabato si contavano già una cinquantina di attivisti raccolti sotto l'Hôtel de Ville in attesa della partenza della critical, due ore più tardi.
Ma durante l'attesa nessuno si annoia, grazie ai giocatottoli disseminati nella piazza del concentramento e ideati dall'associazione Guixot de 8, un collettivo di artisti di Barcellona che lavora su materiali riciclati e ispirati per l'occasione alla bicicletta.
E' stata una critical mass che ha sicuramente detto qualcosa ad una città come Parigi ingolfata di traffico e ancora poco rispettosa dei diritti del ciclista. Nonostante i suoi Velib.
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Come già detto in Francia vanno contromano. A cominciare da Parigi. Nel quartiere dodicesimo, compreso tra Nation, Bastille e Belleville, da oggi le biciclette potranno spostarsi in entrambi i sensi anche dove alle auto è precluso.
Il tutto è spiegato in pannelli come questo qui sotto
Staremo a vedere se i ciclisti approfitteranno di questa opportunità o se le auto in mancanza di una fitta rete di piste ciclabili, avranno il sopravvento... Rimane comunque un segnale forte come lo fu a suo tempo il Velib. Speriamo che faccia scuola
Cristina Rosati
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 A fine maggio il comune di Parigi ha lanciato una campagna pro-Vélib. Non per incitare l’utilizzo del mezzo, ma per far diminuire gli atti di vandalismo contro le indifese due ruote. Sulla locandina pubblicitaria troviamo un ring da pugilato con l’uomo tigre nell’atto di distruggere una bicicletta. In alto leggiamo: “Rompere un Vélib è facile…non può difendersi”.
I dati in possesso del comune di Parigi sono chiari: da luglio 2007 ad oggi, 16.000 bici sono state sfasciate e 8.000 “disperse”, ovvero rubate. Le ritroviamo infatti su alcuni balconi parigini, oppure se ne segnala l’avvistamento in un’altra città europea, altre volte io stessa posso fotografare un Vélib su di un albero nei pressi del canale Saint-Martin, in compagnia di un bidone della spazzatura.
La Prefettura ha arrestato solo quest’anno 1.349 persone mentre passeggiavano tranquillamente in strada su Vélib rubati. E’ facile riconoscere una bici rubata perché il telaio conserva le tracce di una forzatura. Infatti quando le biciclette sono state progettate sono state prese delle misure antifurto, come i freni incapsulati nelle ruote, le ruote non estraibili e il sellino regolabile ma non asportabile.
Ci si domanda il perché di quest’impennata di vandalismo, non si registrano casi analoghi in altre città europee. Dal Comune fanno sapere che non si tratta di un allarme Vélib, ma che tutto sarebbe da ridurre alla semplice delinquenza comune. Altri sostengono che il problema sia da ricercare nel grande uso che fanno i turisti di questo mezzo ecologico ed economico.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Al momento delle 16.000 bici distrutte ne sono state rimpiazzate la metà. Le biciclette vengono costruite in un villaggio a sud di Budapest dove gli operai sono pagati due euro l’ora o 352 euro al mese, contro un salario medio nel paese di 743 euro. Non potendo essere rimborsati dall’assicurazione antifurto...
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A Parigi le biciclette aprono e seguono il corteo degli insegnanti.
E sono tante, nonostante il freddo.
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 “ Vi mostriamo noi il vero volto di Velib!” A dirlo i lavoratori dell’azienda che si occupa della manutenzione delle biciclette pubbliche. Sono circa in trecento i salariati di Cyclocity, un ramo del gruppo JCDecaux a cui è affidato dal comune di Parigi tutto il sistema Velib. In otto giorni i lavoratori di Cyclocity hanno scioperato due volte. Le motivazioni sono strettamente salariali: un turno di sette ore è pagato 900 euro e la richiesta è di 300 euro di aumento. A questo si aggiunge, secondo quanto denunciano i sindacati, la poca sicurezza ( camion per il recupero dei Velib non adatti) e le condizioni difficili sul lavoro (le biciclette e i materiali di ricambio sono pesanti da trasportare).
Questo sciopero porta a ragionare su quanto il sistema Velib possa portare a notevoli introiti economici che, in questo caso, sono per lo più assorbiti dall’azienda principale. Giusto per dare un po’ di cifre, le biciclette in servizio ad oggi sono circa 20.000, più di 200.000 gli abbonati e nel suo primo anno di vita il Comune ha incassato 20 milioni di euro.
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Venerdì mattina all’alba un ragazzo di ventun’anni in velib si è schiantato contro un camion ed è morto sul colpo, l’autista sostiene di non essersi accorto di nulla. Un’indagine è in corso. Tutto è successo nel sedicesimo arrondissement di Parigi, il quartiere più ricco e borghese della città. Ma questo conta poco. Forse è più importante che si tratti del quarto decesso del 2008. Lo scorso anno le vittime in totale sono state cinque. In sette anni il numero dei ciclisti sulle strade parigine è duplicato e oggi il 3% del traffico è costituito da ciclisti in velib.
Questa la notizia. Ve la racconto senza troppi commenti, così come riportata dal quotidiano Liberation di sabato mattina. Quello che io so, come ciclista e amante della bicicletta, è la difficoltà di girare per le strade di questa città, con il rischio costante di venir investiti, urtati, spintonati.
E sapeste quante volte, dopo aver attraversato un incrocio pericoloso, mi sono detta : “Questa volta è andata.”
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E' uscito di recente in Francia, pubblicato da Payot & Rivages “Éloge de la bicyclette” di Marc Augé.
Il libro sarà tradotto in italiano da Bollati Boringhieri che ha già pubblicato due anni fa un altro famoso elogio, quello di Ivan Illich.
Cristina Rosati che da qualche tempo collabora con noi inviandoci le sue Lettere da Parigi, lo ha letto in anteprima e ce lo racconta nell'articolo che segue.
Buona lettura!
Un mondo in cui si mangiano le castagne in autunno e le ciliegie in primavera, dove le strade sono le per biciclette e i marciapiedi per i pedoni, in cui le macchine possono circolare con un permesso speciale e solo in strade prestabilite: il trionfo dell’utopia e il sogno di un mondo ideale. Tutto questo è condensato in una decina di pagine in “ Éloge de la bicyclette” dell’etnologo Marc Augé, ma per le restanti ottanta facciate di questo libro corto e asciutto la fantasia irreale assume corpo e sostanza. L’approdo all’utopia finale non è scontato e implica un vero mutamento di prospettiva: riappropriarsi del proprio corpo, misurarsi con le proprie capacità, vincere la passività della vita globalizzata e sentirsi liberi di muoversi. Il mezzo di questa rivoluzione non ancora compiuta è proprio la bicicletta, strumento a cui veniamo introdotti fin da bambini e a cui spesso sono legati i primi ricordi dell’infanzia.
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