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Citazione del giorno
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La vera bicicletta, quella che popola le strade della Bassa, non ha freno e i suoi copertoni devono essere debitamente sbrindellati indi tamponati con trance di vecchie gomme, in modo da creare nel tubo pneumatico quei rigonfiamenti che poi permettono alla ruota di assumere uno spiritoso movimento sussultorio.
-- Giovannino Guareschi
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Questa è la Categoria: Gli asini pedalano Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questa Categoria.
Gli asini pedalano
Il Giro è già finito dal Vesuvio, ma tutti si son guardati bene dal dirlo ai tifosi. Perchè terminato l'agonismo ora è il tempo dei cerimoniali, degli sponsor, di tutto quanto è stato finora relegato in seconda fila dagli scatti degli atleti. La pacchianata della passerella finale porta a Roma anche un considerevole drappello di tifosi con le orecchie da asino. E' il tempo di salutare tutti coloro che volenti o nolenti hanno subito la mia presenza al Giro. E di ringraziare tutti coloro che mi hanno offerto un pasto e/o un posto letto in questo girovagare di maggio.
E soprattutto è tempo di chiudere il consuntivo delle spese:
dal 9 maggio a Jesolo, fino al 31 maggio a Roma ho speso 252 Euro per dormire, mangiare e spostarmi in auto! Una media di quasi 11 Euro al giorno.
Questa è l'Italia che ho interpretato. Quella che vive di espedienti. Che rinuncia al superfluo. Che viaggia sulle strade statali, a metano. E quando possibile va in bicicletta.
Girare l'Italia in bicicletta per pochi fortunati è un lavoro ben pagato. Per la maggioranza degli appassionati è un incubo!
Mancano in quasi tutte le città le piste ciclabili. E soprattutto manca negli automobilisti la comprensione dello spazio che occupa, nella carreggiata, un ciclista.
Questa forse è la cosa che invidio di più ai professionisti. Pedalare a sinistra, a destra, ovunque. Avere un'intera strada a disposizione. Da domani, via le transenne.
Amici cicloamatori, si torna nel Far West!
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 Sfido chiunque ad andare a comperare il pane la mattina in bicicletta, qui ad Anagni. N on esiste un solo metro pianeggiante in questi paesi della Ciociaria. Bici dunque come attrezzo sportivo e non come mezzo economico ed ecologico per spostarsi. Eppure anche in questa tappa di trasferimento (per gli atleti del Giro poco più di un allenamento...) il traguardo viene preso d'assalto da attempati abitanti di Anagni, bardati di tutto punto con il body che strizza poco onorevoli rotoli di ciccia... In sala stampa si sonnecchia, la corsa ormai è praticamente chiusa, non rimane che uccidere la noia bevendo il duecentesimo Estathè! Addirittura molti banchi di giornalisti sono vuoti, segno che la pacchia sta finendo anche per loro e che le redazioni stanno richiamando tutti all'ovile. Anche io penso a cosa farò da lunedì, terminata la corsa.
Ma ecco che l'opaco pomeriggio viene risvegliato da un signore che impastandosi le mani irrompe gridando: Vino gratis per tutti, in cambio del vostro indirizzo e-mail!
La legge sulla privacy va immediatamente a farsi benedire, tutti gli scribacchini mollano il portatile e la telecronaca della tappa e si accalcano di fronte alla montagna di bottiglie strenna. C'è anche chi fa la coda due volte, cercando di accaparrarsi razione doppia. Ma consegna lo stesso bigliettino da visita e viene quindi smascherato...
Mi muovo come un cattedratico in mezzo a delle matricole.
Tramonta il sole, la macchina si dirige verso Roma. Nei sedili posteriori traballano una ventina di bottiglie di vino ciociare. Il Giro sta finendo, e devo pure pensare a come sopravvivere da lunedì prossimo, no?
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Campania paranoica! Caldo e traffico impazzito, sorpassi da destra e da sinistra, trattori che superano Mercedes che parcheggiano in tripla fila... Da Avellino alla periferia partenopea è tutto un caos del genere... E poi la pavimentazione stradale: toppe su toppe e selciati sconnessi, manifesti elettorali, quartieri stile Beirut, paesi dell'hinterland con le luminarie, e motorini come zanzare di Goro.
La Campania paranoica mi accompagna fino a Ercolano, dove inizio a seguire dei cartelli rosa con la scritta 'Navetta Giro'. Ne trovo verso ogni direzione e non so quale scegliere... Punto sulla sinistra ed arrivo ad una piazzetta assolata ed abbandonata. Torno indietro, qualcuno mi grida tassì... Salgo le prime rampe del Vesuvio, incolonnato al pullman della squadra Barloworld. I tornanti sono stretti e il pullman largo, intorno un caos indescrivibile di panzoni che salgono in bicicletta con la maglia di Moser e Baronchelli. Il pantano, con la frizione rovente e l'acqua del radiatore che bolle, termina ad una rotatoria, quando i Milanesi del Giro d'Italia alzano definitivamente bandiera bianca: ognuno parcheggia dove cazzo gli pare, tifosi con giornalisti e squadre ciclistiche, tutti mischiati in un gigantesco groviglio di lamiere. Un signore napulità, rigorosamente infiltrato senza pass, apostrofa un attonito giornalista danese:
' Uè, qui lei non può parcheggiare! E' zona riservata... ai tifosi!'
E il danese si scusa, risale in auto e scappa via...
Il servizio di trasporto per la stampa, predisposto con certosina precisione dai Milanesi, carica gente a caso; un passeggero a bordo inizia a fare il controllore e a vendere biglietti per la navetta su cui siamo saliti... Scoppia un alterco con una Milanesa, sicura dei suoi diritti ed agguerrita nel farli valere:
' Macchè biglietto, bamba, la navetta è gratis!' ' Uè macchè gratis!' Parapiglia! Arriva l'amico del vendibiglietti, con una divisa simile a quella della Protezione Civile, che prova a fare chiarezza... ' No signò, anche io ho pagato, tutti pagano!'
Arriva un Milanese Capo e conferma, cioè che la navetta è per la stampa ed è gratis. 'Allora lui che sta vendendo biglietti...' ' Uè signò, così lei mi manca di cortesia... Se lei non mi si qualifica come faccio a sapè che è della stampa e che è gratis? Bastava dirlo.'
Ognuno va nella sua direzione bestemmiando. Dopo ore di coda finalmente risalgo il nastro nero dell'asfalto nuovo di zecca ed arrivo in prossimità del cratere dove è collocato il traguardo di tappa.
Un metro dopo l'arrivo l'asfalto finisce ed incomincia uno sterrato sconnesso. Gli zelanti organizzatori cercano di allontanare chi non ha il pass, ma il problema è che qui il pass ce l'hanno tutti! Perfino i bambini di 5 anni girano felici con il pass al collo!
Alla fine arrivano i corridori, quelli veri, e si ritrovano imbottigliati nel caos. Cercando di scendere subito da dove sono appena saliti, si incastrano con le migliaia di cicloamatori e scendono così ai 20 all'ora insieme ai Moser e ai Baronchelli con la pancetta.
Forse il vero spettacolo è questo: Sylvester Smidt affiancato a Peppino Gargiulo scende verso il mare dribblando i pedoni.
Finisce così questa giornata di ordinaria Campania Paranoica, tra bottiglie vuote sparse ovunque, mentre in uno squallido parcheggio mangio una pizza margherita appena sfornata. E' meravigliosamente buona... Il costo?
Udite udite: 2,50 Euro!
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 Oggi si prospetta una giornata tranquilla per i corridori. Non per noi al seguito. 1 70 km tra saliscendi aspettano gli atleti. Purtroppo aspettano anche noi... 170 km di cui 50 dietro al gruppo e alle ammiraglie (quindi a 40kmh). Le previsioni dicono che noi arriveremo, spingendo a tavoletta, verso le 16. Un'ora scarsa prima degli atleti.
Allora spiego al mio rottame a 4 ruote, ormai sfiancato come il cavallo di Tex nel deserto del Gila, che deve tenere duro quest'oggi.
Si avverte la tensione nell'aria. Con i giornalisti di La7 e gli ambulanti di ciarpame rosa è guerra... Sorpassi, controsorpassi, e il gruppo che a pochi km segue parallelamente il nostro tragitto. Benevento non arriva mai... trattori da superare, inchiodate agli autovelox, salite e discese, salite e discese... Finalmente alle 16 incontro un convoglio di auto della Corsa Rosa e mi metto in coda. Sfiliamo per Benevento, mi slaccio i pantaloni e mi rilasso... è fatta!
Per raggiungere il parcheggio stampa devo transitare con loro sul traguardo. Ma improvvisamente la carovana si ferma. Rimaniamo fermi per una manciata di minuti. Nulla si muove. Davanti a me la macchina di La7 (alla fine mi ha battuto!) e le macchine sponsor cariche di berrettini, braccialetti e altre cazzatine orripilanti. La macchina di La7 scarta sulla sinistra e la seguo. Si infila tra l'Estathè e la Liquigas, e la seguo. Poi si ferma a parlottare coi vigili. Intanto il flusso riparte, e io con loro.
Siamo in prossimità del traguardo... Stop! Musica a palla! E' arrivata la Carovana Sponsor! Decine di fighe semisvestite escono dalla colonna di auto in cui mi sono infilato e iniziano a sculettare lanciando gadget... Non so come ma sono finito dritto nella merda! Non posso far altro che aspettare, seduto in macchina mentre intorno a me tutti urlano, tutti sudano, tutte sculettano! Questo inferno dura non meno di un quarto d'ora, coi ciclisti che ormai alitano sulla città! Che cazzo ci fa in mezzo a queste scintillanti vetture la mia macchina lercia, con le coperte polverose che coprono briciole di crackers, Gazzette vecchie bacucche, bottiglie di minerale vuote, magliette della Gangbang e il sacco a pelo?
Con il senso dell'ineluttabile attendo che la carovana riparta e che qualche pezzo grosso mi convochi per un cazziatone coi fiocchi. E con la mia provinciale ingenuità mi chiedo: dove ho sbagliato? E soprattutto: ma perchèé sti fottuti sbirri, finanzieri, municipali non appoggiano la macchinetta fotografica e non ci dicono mai dove dobbiamo o non dobbiamo andare?
La risposta, caro Quelo, è dentro di me. Ed è GIUSTA!
Sono stanco, depresso e sfiancato nel fisico.
Mi rimangono 70 euro nel portafogli. Finora ne ho spesi 195.
Ce la farò ad arrivare a Roma?
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 La tappa abruzzese assomiglia molto al Tour de France. Montagne non troppo alte, dei panettoni ricoperti interamente da boschi e prati... Quello che noto è la mancanza di case. La densità abitativa limitata di questa regione mi ricorda la provincia francese. Ormai trovare pezzi d'Italia non cementificati è come trovare un prato di quadrifogli.
Risalgo superando strati e strati di afa. Di fianco, davanti, dietro la solita ciurma di cicloamatori che precede l'arrivo dei big. Superarli nei tornanti o nelle curve cieche è sempre un'impresa. Necessaria, se non voglio piantarmi sulle rampe... La speranza è che nessuno sbuchi dal senso contrario. Ogni tanto un ciclista sfreccia in discesa incrociandomi, e ringrazio la provvidenza di non averlo trovato 50 metri prima. Arrivo finalmente al transennato, e seguendo il cartello rosa per il Quartiertappa mi trovo delle barriere orizzontali di pedoni. Non ci sono vigili, poliziotti, non c'è legge... ognuno fa come cazzo gli pare... Mi faccio largo procedendo in prima quando un kamikaze in bici mi incrocia e, spaventato dalla mia sagoma, sterza violentemente. Sbanda in maniera fantozziana per 50 metri prima di rotolarsi per terra con un carpiato... Pochi secondi e me lo trovo furente ad insultarmi in inglese. Non è arrabbiato per le escoriazioni, ma per i danni alla bicicletta. 'Non ti ho toccato' gli ripeto. Ma l'unica cosa che gli interessa è prendere la mia targa. Scrivi coglione, che forse ci vediamo in tribunale!
Arrivo così all'hotel Mamma Rosa, che immaginavo addobbato di caciotte e salami appesi ai muri come in un film di Totò e Peppino. Niente di tutto questo. Digiuno alle porte... Ma quando la giornata sembra ormai destinata ad un vaffanculo gridato alla Majella con tanto di eco per la vallata... Arriva il trattore della Coldiretti a distribuire panini alla frittata e alla cipolla! E mele, arance, dolcetti. 5 sacchetti invece che 1 finiscono per sbaglio nel sedile posteriore della mia auto.
E finalmente mi godo il tramonto sulla montagna a pancia gonfia, mentre in lontananza il pubblico abruzzese fischia il vincitore di tappa Pellizotti, la maglia rosa Menchov e la maglia verde Garzelli. Colpevoli di non aver lasciato vincere il bimbone di casa Di Luca...
Ciao Abruzzo!
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 Giornata di riposo. Giornata di mare in un appartamento a scrocco a Tortoreto Lido. I corridori si fanno massaggiare, intanto a Chieti si gioca l'ennesima partita pro-Abruzzo: giornalisti contro ex ciclisti. A calcio...
Ma io dico, perchè ogni volta che si fa una sfida benefica la si fa a calcio, anche quando si coinvolgono sciatori, piloti di macchine e di moto, ciclisti??? Sarebbe stato molto meglio fare una gara ad inseguimento sull'ovale dello stadio, e magari rilanciare anche il ciclismo su pista, che ormai in Italia è quasi scomparso...
Dissento, e siccome non mi hanno invitato a giocare manco ci vado!
Penso alla signora che stamattina mi ha detto: ma quale terremoto, ci stanno portando così tanta sfiga con sto terremoto che ormai qui in vacanza non ci viene più nessuno!
Penso a lei mentre sgranocchio le vettovaglie che ho messo in zaino nel buffet di ieri a Monte Petrano...
E penso a tutto il ciarpame umano che su questa marea di beneficienze si costruirà la villa al mare entro pochi anni.
Sono cattivo e cinico, lo so. Ma vorrei vedere voi, dopo due settimane in giro per l'Italia in bolletta...
Io comunque i soldi li do in mano solo a individui o ad associazioni che conosco di persona!
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 Guardate le facce dei corridori dopo l'arrivo al Monte Petrano... Guardatele e capirete perchè esiste il doping! Stravolti, arrivano barcollando 40 minuti dopo il vincitore. Gettano la bici e si siedono sul ciglio erboso in debito d'ossigeno, le braccia annerite dal sole e gli zigomi in fuori. Scolano lattine di Fanta o Coca nel tempo di un respiro, e una, due, tre lattine non bastano mai per placare la sete.
Mi avvicino a uno dei pochi che ancora si regge in piede. Guarda qui, mi dice. Il contachilometri segnala 8 ore di pedalate, 5.100 metri di dislivello percorso in salita.
Questo è il ciclismo di oggi: fatiche al di sopra del limite umano per corridori al di sopra del limite umano.
Intanto i giornalisti in sala stampa sentenziano, promuovono e bocciano. Col culo poggiato su comoda sedia, dopo un pranzo a base di polenta e salsiccia, penne ai carciofi, arrosto, verdure crude e cotte, prosciutti, vini bianchi e rossi, torte, caffè.
Scommetto che i corridori farebbero volentieri cambio con loro. Anzi, con noi!
Scendo durante la sera con la macchina carica di vettovaglie sgraffignate. Per domani la sopravvivenza è assicurata!
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 Finalmente il Giro d'Italia si libera del fardello delle grandi città e ritorna a respirare la salutare aria di provincia. Odio le grandi città. Odio i semafori rossi, le code, gli ipermercati. E le grandi città odiano me, insignificante cialtrone con una ridicola bici a cavalcioni. Vuoi mettere con una pedalata in maggio tra le campagne fiorite, il profumo del fieno, la pisciata nel fosso di fianco alla strada? Secondo me anche i ciclisti del Giro non vedevano l'ora di tornare nell'anonima provincia.
La Romagna assolata ci accoglie con la consueta bonomia. La sala stampa è invasa da focacce, torte, melone, prosciutto... Il digiuno è finito! Si torna a scroccare pranzi e cene!
Scrocco anche la connessione internet per farmi i fatti miei mentre i giornalisti 'veri' guardano la tv. Ma che senso ha per un giornale spesare e pagare un proprio dipendente in trasferta 23 giorni se questo si siede a vedere Raisport tutti i pomeriggi prendendo appunti? Non potrebbero farlo da casa?
Vabè, non sono problemi miei, io ho da recuperare le forze dopo i patimenti di Firenze e Bologna. Saccheggio il pozzetto dell'Estathè, stavolta sono in anticipo... ma mi sento sempre più osservato, braccato dai giornalisti.
Mi intervistano come un animale esotico. Vogliono sapere ogni dettaglio della mia spedizione. Capire come un musicista possa essersi ridotto così male. Se frequentassero di più l'Italia sfigata che io rappresento, quella dei perdenti, non avrebbero bisogno di tante spiegazioni. Se i vincenti parlassero di più con i perdenti forse apprezzerebbero di più la loro pedana!
Io mi godo la ribalta di Messia della Sfiga di provincia. Mi godo soprattutto la provincia di Faenza, mi sento a mio agio.
E soprattutto ho la pancia piena!
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 Lascio la Toscana tra mille disavventure, una segnaletica stradale demenziale costellata di voraci autovelox e vigili urbani incapaci di intendere e di volere. Il valico sopra Pistoia mi riporta vicino a casa. E la discesa verso Porretta mi concede una tappa a casa Guccini, dove il celeberrimo padrone di casa mi accoglie sulla porta attonito. Consegno il mio vademecum musicale sulla sfiga e anticipando il suo fastidio mi levo velocemente di torno, scusandomi di non poter rimanere a cazzeggiare tutto il pomeriggio. Alle 16 sono nella città felsinea.
Conosco bene Bologna. Dietro a definizioni vecchie bacucche e luoghi comuni degli anni 70 si nasconde una città in sofferenza. Dove gira sempre meno pilla e quella poca che gira passa di tasca in tasca con sfiancanti escamotage e occasioni prese al volo (dette anche 'bazze'). Bologna è la città delle bazze, dello sbollettamento collettivo, delle multe e degli spaccini. E' una città che mi ha insegnato molto, soprattutto mi ha insegnato ad affrontare la precarietà con relax e con un aperitivo a scrocco in mano!
Tutta questa introduzione per dire che non mi ha sorpreso trovare l a sala stampa assolutamente sprovvista di generi alimentari e persino della più comune acqua. I giornalisti accreditati, pur vivendo una nobile e privilegiata esistenza, non accettano di buon grado questa afosa giornata da samurai e saccheggiano il pozzetto delle bibite mettendosele nelle borse e facendo i castelli di Estathè a fianco dei loro portatili. Mi ritrovo così a terminare questa tappa morso dai crampi della fame, infiacchito dalla sete con la lingua biancastra. Unica consolazione, le strenne di Parmigiano Reggiano appoggiate sul tavolo dei cronisti della Gazzetta dello Sport. Non so come, ma qualche chilo di questo prezioso ed energetico alimento finisce nel mio zainetto!
Saluto Bologna nel parcheggio dello stadio Dall'Ara, insabbiandomi la bocca con uno spicchione di grana senza acqua per deglutire.
In attesa di tornare nella grassa e generosa provincia, comincio a sentirmi non troppo bene...
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